No all'estradizione di Zeynep Kilich e Avni Er

Lottare contro l'estradizione di Avni e Zeynep significa lottare in difesa delle libertà democratiche, contro ogni forma di fascismo, contro la persecuzione dei comunisti, dei rivoluzionari e dei progressisti; significa in definitiva lottare contro le barbarie del sistema capitalista, unica vera causa dello sfruttamento, della miseria e delle guerre.

 
 

 Lettere di Avni e Zeynep

Lettera di Avni, 28/Aprile/2008, Roma

Lettera di Avni del 01/04/2008, Nugoro

Lettera di Avni del 11/02/08

Avni Er inizia lo sciopero della fame

Primo bollettino su sciopero della fame di Avni

Sciopero della fame di  Zeynep

Lettera Avni del 29/01/2008

Lettera di Avni del 6/12/2007

Lettera di Zeynep all’ASP del 12/05/2007  

Dichiarazione processuale di Zeynep Kiliç

Dichiarazione processuale di Avni Er

Lettera di Avni al Comitato permanente contro la Repressione - Nuoro

Lettera di Avni, 28/Aprile/2008, Roma
Cari compagni, comrades, genossinen, compañeros, yoldarlaş …
Il 10 aprile il tribunale di Sassari ha concluso la sua decisione.
I giudici hanno rigettato la richiesta della Turchia per l’estradizione. Abbiamo vinto questa battaglia tutti insieme.

Voi siete diventati la nostra voce fuori dal carcere e avete dimostrato la vostra solidarietà anche sotto la pioggia e la neve!

Avete protestato contro la barbarie dello stato fascista turco, contro i massacri e contro le ingiustizie che abbiamo subito.

Non ci avete mai lasciato soli!

Eravate con noi nella battaglia contro l’estradizione. Questa è una vittoria contro lo stato fascista turco e contro le ingiustizie.

Però come sapete c’è un decreto di espulsione per Zeynep e per me dal tribunale di Perugia. C’è ancora il pericolo per noi di essere consegnati in Turchia nelle mani degli aguzzini fascisti. Crediamo che con la vostra solidarietà possiamo superare anche questo pericolo.

Vi ringraziamo tanto per la vostra solidarietà.

Vi saluto con il pensiero di poter ancora vincere tutti insieme.

A pugno chiuso

  Avni Er

             Leggi tutto  

Lettera di Avni, 01/Aprile/2008, Nugoro
Cari compagni,
come sapete noi siamo comunisti e veniamo dalla Turchia, 4 anni fa sono stato arrestato con la mia compagna Zeynep. Nostro “crimine” è di aver denunciato i maltrattamenti e le torture nelle carceri turche, di aver denunciato le violazioni dei diritti umani e di aver espresso l’idea di indipendenza, uguaglianza, e giustizia nel mio paese. Abbiamo denunciato questi fatti a tutti nel mondo e siamo stati “condannati”. In più lo stato italiano ci vuole estradare nelle mani dei carnefici fascisti in Turchia.
Cari compagni, il nostro “crimine”è di aver difeso la dignità dell’umanità.
Noi commetteremo questo reato anche in futuro con lo spirito internazionalista!
Cari compagni, da dove veniamo? Che tipo di terra è la Turchia? Perché i popoli si ribellano da anni e anni?
Non vi voglio raccontare tutta la sua storia, vorrei raccontare solo quella recente.
La Turchia è un mosaico di popoli. Da anni e anni i popoli turchi, curdi, arabi,..,armeni hanno cercato di vivere insieme. Però i governi sciovinisti, razzisti e l’esercito hanno sempre diviso i popoli. Forse vi ricordate il genocidio degli Armeni nel 1915, dei curdi nel 1920-1923, 1938 fino a oggi. Questi sono solo qualche esempio.
Come abbiamo sempre denunciato, la Turchia è un paese, dove il potere è nelle mani dei militari che applicano la regola “universale” dei sovrani “dividi e governa” e stanno creando un ambiente sciovinista contro le etnie dell’Anatolia, tant’è che oggi è diventata una vera “caccia alle streghe” contro i curdi, gli armeni, i cristiani, gli alevì ecc., cioè tutte le etnie, le religioni e le diversità che noi consideriamo la ricchezza dell’Anatolia.
Cari compagni, oggi c’è una lotta contro il comunismo, il fondamento della repubblica turca è basato su questo. 

             Leggi tutto   

Lettera di Avni del 11/02/08

Cari compagni/e
vi scrivo questa lettera dopo il processo per l’estradizione del 07 febbraio 2008. Purtroppo non vi posso informare sulla decisione del tribunale di Sassari perché essa è stata rinviata al 10 aprile così il rischio di estradizione pende ancora come una spada di Damocle. Per adesso aspettiamo 10 aprile.
In questo caso ho ritenuto necessario sospendere lo sciopero della fame, che avevo iniziato dal 28 gennaio, fino al 10 aprile.
Aspetterò la decisione del tribunale di Sassari del 10 aprile e vi comunicherò.

              Leggi tutto 
 

Avni Er inizia lo sciopero della fame
Cari compagni /e,
dopo tre mesi di attesa il Procuratore Generale ha deciso di richiedere la mia estradizione verso la Turchia. Come vi ho detto nella mia dichiarazione precedente non accetterò di essere estradato in quel paese dove certamente sarei sottoposto alla tortura, trattamenti disumani e degradanti e all’isolamento totale.
La Turchia non rispetterà i miei diritti umani e farà scempio delle mie carni.
E’ evidente l’ingiustizia di cui sono vittima. L’Italia non mi proteggerà dallo stato fascista turco.
Ho deciso quindi di iniziare lo sciopero della fame preferendo morire in Italia, piuttosto che essere ucciso sotto tortura, come già è accaduto a centinaia di compagni nel mio paese.
Vi ringrazio in anticipo per la vostra solidarietà.
In data 28-01-2008 inizierò lo sciopero della fame.
Come ho detto forse morirò in carcere, però morirò con la mia dignità e non consentirò ai carnefici fascisti in Turchia di avere la soddisfazione di sottopormi a violenze atroci.
Avni Er                    
                                                   Leggi lettera   

 
Primo bollettino su sciopero della fame di Avni
Il 28/01 ho iniziato lo sciopero. Ho preso questa decisione per salvare la mia dignità. Noi viviamo per la nostra dignità, per i nostri principi. La società che vogliamo creare sarà una società dignitosa.
Certo amo il mio paese. Che cos’è l’amore verso un paese? Amore per un pezzo di terra? L’Amore verso un paese è l’odio per quelli che sfruttano il paese….
Come ho detto ho iniziato lo sciopero. Vinceremo tutti insieme anche questa battaglia.
Con la vostra solidarietà, ecco la magica parola è questa con la solidarietà. “Ognuno di noi, da solo, non vale nulla”….
Tutti i giorni un dottore mi controlla, mi pesa e prende mia pressione.
A pugno chiuso
Ciao Avni.
 
28/01/2008 peso 91,7 kg. pressione 90/140
29/01/2008 peso 88,8 kg. Pressione 85/140
30/01/2008 peso 87,7 kg. Pressione 90/120
31/01/2008 peso 87,5 kg. Pressione 85/130
                                                                                                                                            Leggi tutto 
 
Sciopero della fame di  Zeynep
Cari compagni e compagne,
la vicenda dell’operazione del 1° Aprile si è conclusa con la conferma in Appello della sentenza di 1° grado: per me 5 e per Avni 7 anni. Quindi lo Stato italiano e la sua “giustizia” un’altra volta ha evidenziato la sua collaborazione con lo Stato turco in nome dei reciproci e crescenti interessi economici tra i due paesi. Però questa dimostrazione non è finita con la condanna inflitta, adesso rischiamo di essere estradati o espulsi. Per Avni Er c’è la richiesta di estradizione verso la Turchia e per me in Germania e, certamente, c’è la decisione dell’espulsione.
Come sapete, Avni sarà processato per l’estradizione il 7 febbraio a Sassari. Tale richiesta viene motivata a seguito di una presunta partecipazione ad una manifestazione alla quale, in realtà, lui non ha partecipato personalmente.
Adesso Avni, a causa di questa assurda accusa, rischia di essere deportato in Turchia, rinchiuso nei carceri d’isolamento e torturato subendo tutto quello che ha provocato, ad oggi, la morte di 122 prigionieri politici detenuti in quelle galere.
Avni, il 28 gennaio, ha incominciato lo sciopero della fame contro la sua estradizione.
Cari compagni e compagne, per impedire che tutto questo accada anche io inizierò uno sciopero della fame che durerà una settimana, dal 1 sino al 7 Febbraio.
Un abbraccio forte a tutti.
Saluti
Nazan Ercan (Zeynep Kilic)  

               
 

  ----

 

Roma, 29.01.08

Cari compagni e compagne,

prima di tutto vorrei ringraziarvi per la vostra solidarietà. La solidarietà ci unisce e cosi sappiamo che non siamo mai soli Particolarmente oggi questo solidarietà è più importante che mai per impedire l’estradizione di Avni Er.

Come sapete adesso siamo in attesa dell’udienza per l’estradizione, che è stata fissata il 7 Febbraio. Lo stato italiano e la giustizia italiana, dal giorno del nostro arresto hanno mostrato la loro grande collaborazione con la Turchia. La condanna che abbiamo avuto a Perugia era frutto dell’accordo che è stato fatto fra i due paesi. Però, per lo Stato italiano non dovrebbe essere così facile estradare un comunista per una manifestazione che è stata fatta 7 anni fa e alla quale, personalmente, Avni non ha partecipato. Non dovrebbe essere così facile estradarlo in un paese come la Turchia che proprio questi giorni sta portando avanti una vasta operazione contro il mio popolo, il popolo Kurdo. Un paese dove, fino un anno fa, per sette anni, è stato portato avanti uno sciopero della fame che ha causato la morte di 122 persone nelle carceri di tipo F e dove ancora i prigionieri politici sono sottoposti a un regime d’isolamento totale e alla repressione. Un paese dove la tortura è istituzionale. Un paese dove il vero potere è nelle mani dei militari e quelli, applicando la regola universale dei sovrani “dividi e governa”, stanno creando un ambiente sciovinista contro le ernie dell’Anatolia che oggi è diventata un vera “caccia alle streghe” contro i kurdi, gli armeni, i cristiani, gli alevi ecc, cioè contro tutte le etnie, le religioni e le diversità che noi consideriamo la ricchezza della Anatolia.

Noi amiamo il nostro paese, lo amiamo più di tutto e ad ogni costo però il nostro ritorno in Anatolia sarà una nostra libera scelta, non con le manette italiane

Cari compagni/e ora vorrei salutarvi però vi volevo chiedere un’altra cosa; sapete che Zeynep Kilic è solo il nome che stava nel documento che usavo quando sono stata arrestata? Il mio vero nome è Nazan Ercan. Però tutte le comunicazioni continuano ad arrivarmi con il nome Kilic e anche in carcere non lo hanno cambiato, volevo solo essere sicura che voi lo sapeste, ma non c’è problema se nelle vostre comunicazioni usate Zeynep. Non c’è bisogno di cambiare.

Tanti saluti. Un abbraccio forte a tutti voi. Ciao!

 

Cari compagni

Ho ricevuto la vostra lettera del 02 dicembre. Avevo ricevuto anche l’ultimo numero del Bollettino. Grazie.
Cari compagni come sapete nel 19 dicembre 2000 c’è stato un assalto nelle prigioni turche in cui 28 prigionieri sono stati brutalmente massacrati.
Come ogni anno i compagni stanno organizzando un simposio a Bruxelles tra il 14 e il 17 dicembre.
Vi vorrei informare che per protesta contro il massacro del 19 dicembre 2000 inizierò uno sciopero della fame dal 14 dicembre al 17 dicembre 2007.
Poi vi vorrei informare che hanno fissato la data dell’udienza per l’estradizione e che “per coincidenza” dopo due giorni mi hanno notificato anche la data per L’Appello a Perugia.
Quindi l’Appello si terrà a Perugia il 23 Gennaio 2008.
La data dell’udienza per l’estradizione è il 07 febbraio 2008 (Sassari).
Si vede che vogliono accelerare la procedura.
Comunque noi non accetteremo mai di essere estradati verso la Turchia.
Vi ringrazio di nuovo per la vostra solidarietà che ci unisce e così sappiamo che non siamo mai soli.

 

 

 

Roma, 12.05.2007

Care compagne e compagni,

ho ricevuto la vostra lettera del 5 Maggio. La vostra solidarietà ha molto significato per me. So che dall’inizio del nostro processo, voi siete stati sempre vicini e nel Bollettino avete dato lo spazio per noi. La solidarietà è il vero potere e ci rende forti e “liberi”, malgrado la repressione…

Come sapete nel processo del “1° Aprile” il primo grado è finito e ci hanno condannato. Io ho avuto 5 e Avni 7 anni. Recentemente la motivazione del primo grado è stata depositata. Per quanto riguarda la motivazione non ci sono novità. I giudici hanno ripetuto le accuse fatte dal pm, le parole, i fatti sono identici. Non c’è nemmeno un’analisi sul concetto di terrorismo, sulle condizioni politiche e sociali del nostro paese. Per loro, questi concetti non hanno importanza. La condanna era già pronta dal giorno dell’operazione “1° Aprile”. Però come si dice in Anatolia “noi abbiamo ragione e vinceremo”, non possono condannare la resistenza dei popoli!

D’altra parte, per me c’è anche la richiesta di estradizione verso alla Germania. La scorsa settimana (7 Maggio) è stata firmata da Mastella. Non mi possono mandare adesso, probabilmente aspetteranno il fine pena. La richiesta di estradizione è partita dopo il processo di Perugia. La logica dell’accusa sempre uguale: DHKP-C per loro è un’organizzazione terroristica, quindi se anche fai attività in un centro sociale come l’attività che ho sempre fatto in Germania è un’attività terroristica. La base dell’accusa è questa.

Malgrado tutti questi problemi stiamo sempre bene (io e Avni).

Particolarmente dopo il successo che abbiamo avuto nelle prigioni Tipo F. come sapete dopo quasi sette anni e 122 martiri, lo sciopero della fame è stato interrotto in seguito a una circolare del ministero della giustizia.

Vi mando un disegno che avevo fatto per le madri della TAYAD (Associazioni delle madri dei prigionieri politici). Che alcuni membri dell’associazione hanno perso la loro vita in questa grande resistenza. Cari/e compagni/e adesso vi saluto. Un abbraccio forte a voi tutti.

P.s: sicuramente ho fatto tanti errori grammaticali. Spero si capisca, a proposito della lingua: una volta vi avevo mandato una cartolina che però avevo scritto in inglese. Spero che abbiate ricevuto questa cartolina.

In allegato le nostre dichiarazioni che abbiamo presentato durante il processo

Zeynep

 

 


DICHIARAZIONE DI ZEYNEP KILIC

Il 1° aprile 2004 in Italia, Turchia, Olanda, Belgio e Germania è stata contemporaneamente portata a termine un’operazione di polizia. Tale operazione è stata giustificata come “lotta contro il terrorismo internazionale”. Il giorno dopo e nei giorni seguenti sono stati in tutta Europa arrestati, approssimativamente, 50 persone ed in Turchia circa 100.

E’ stata dichiarata essere un’operazione contro il DHKP/C.

Le persone arrestate in Europa sono state rilasciate dopo pochi giorni, anche in Turchia, dopo due anni, oggi sono tutte libere. Solo in Italia da 33 mesi continua per noi la custodia in carcere in attesa di giudizio. La motivazione iniziale di questa operazione era stata che tale organizzazione fosse pericolosa ed illegale nonostante le sue varie rappresentanze siano legali e portino avanti battaglie democratiche. In particolare si occupavano dell’informazione sulla stampa, la radio e mezzi di comunicazione, per la garanzia dei diritti e delle libertà. Le persone arrestate che portavano avanti questo progetto, nella loro vita, si sono dovute confrontare con dolori e povertà; sono persone desiderose di libertà e giustizia e sia nei luoghi ospitanti che all’estero non avevano altro desiderio che il raggiungimento di una vita dignitosa, nonostante andassero incontro a repressioni, espulsioni e torture.

Non è possibile avere una visione completa di questo processo se si prescinde da quanto accade nel mondo. Attualmente lo spettro del terrorismo si aggira in ogni parte del globo. Dopo l’attacco dell’11 settembre 2001 il Presidente americano, George Bush, ha reso la sua posizione molto chiara:

“O con noi o contro di noi”.

In seguito l’Afghanistan e l’Iraq furono occupati. Mentre l’alta tecnologia militare uccide le genti del Medio Oriente, contemporaneamente la comunicazione tecnologica opera una massiccia ed intensiva manipolazione informativa di guerra psicologica. Ora il senso delle parole ha subito un radicale cambiamento. Concetti quali libertà e democrazia, conquistati faticosamente dall’umanità con migliaia di anni di lotte, sono divenute bombe americane contro i popoli del Medio Oriente.

Non abbiamo dovuto aspettare troppo a lungo prima che la verità venisse alla luce. Questa guerra è fondata su bugie. E’ noto che la loro democrazia si esprime in Abu Grahib, Guantanamo, nelle torture perpetrate nelle basi segrete e nei massacri con le bombe al Napalm in Falluja divenuti veri e propri genocidi.

Partendo da ciò ci domandiamo: chi sono i veri terroristi, cos’è il terrorismo?

Ai nostri giorni sono state varate leggi anti-terrorismo dagli USA e dai suoi più stretti alleati europei, Italia e Gran Bretagna, considerandole prioritarie e dimenticando che ogni 9 secondi un bambino muore di fame, un miliardo di persone non ha acqua da bere, 800milioni sono gli analfabeti, 250milioni di bambini sono costretti al lavoro e sfruttati e 260 milioni sono schiavizzati. Noncuranti, inoltre, del fatto che le libertà conquistate vengono negate attraverso le loro occupazioni militari. Inizialmente queste leggi sono state indirizzate contro Al-Qaeda e contro gli Islamici, ora sono dirette contro noi oppositori dello Stato turco; a chi toccherà domani?

A questa domanda possiamo dare una risposta. Secondo le attuali leggi della Gran Bretagna viene considerato un crimine terroristico sostenere azioni contro le Compagnie che violano i diritti degli animali. Ciò è stato ribadito da Clarke, Ministro degli Interni inglese, il quale ha aggiunto che il sostenere azioni di quel tipo fa parte di un’atroce propaganda che deve essere punita (Hurriyet, 26 ottobre 2005). Per questo motivo anche gli attivisti di Green Peace in Danimarca sono stati a loro volta accusati e processati.

Possiamo essere noi accusati e chiamati in giudizio dalla Giustizia italiana in quanto terroristi?

Io mi trovo nelle carceri italiane con questa accusa e con quella di aver utilizzato un nome falso Zeynep Kilic ma sono sempre stata orgogliosa della mia vera identità. Sono di origine Curda, nata in Turchia. Ho studiato pedagogia e lavorato circa tre anni come direttrice di un asilo comunale conseguendo la laurea nel 1994. Per migliorare il mio inglese e continuare la mia carriera accademica mi sono recata in Inghilterra. Ma i miei interessi non si sono limitati a questo. In Turchia essere uno studente significa implicitamente essere visto come un potenziale criminale. Un esempio tra i tanti è quello del controllo di polizia all’ingresso dell’Università. Alle legittime richieste per una libera e scientifica educazione si risponde con arresti e torture. Durante il mio periodo studentesco sono sempre stata sensibile ai problemi della mia terra natale ed ho partecipato alle lotte democratiche all’interno dell’Università. Il 1° maggio del 1990 sono stata arrestata durante una mia visita presso l’associazione TAYAD e sono stata rinchiusa nelle celle di tortura del Quartiere Generale di polizia di Ankara. Vorrei sottolineare che il 1° aprile 2004 si è verificata una situazione analoga a quella di 15 anni prima in Turchia ma questa volta sostenuta anche dallo Stato Italiano e da altri Paesi Europei.

Birtan Altunbas, il cui nome è stato menzionato in questo procedimento, fu torturato a morte dalla polizia di Ankara nel 1991; lui era un mio collega universitario. L’ultima volta che l’ho visto è stato due giorni prima di essere arrestato ed era impegnato nell’organizzazione di una giornata di sciopero generale. Siamo venuti a conoscenza della sua morte una settimana dopo l’arresto.

Sapete cosa si prova nel perdere qualcuno a voi caro in seguito alle torture subite?

Nel 1994 un cadavere è stato trovato nel bosco di Ankara. Era il corpo di una giovane donna, torturata e violentata. Il suo nome era Aysenur Simsek anche lei era mia amica e collega universitaria. Era una persona meravigliosa con la quale ho condiviso le lotte all’interno del campus. Ancora una volta vi chiedo se riuscite ad immaginare ciò che si provi nel perdere in questo modo inumano e brutale qualcuno che voi amate.

E queste sono solo le situazioni di cui sono stata diretta testimone ma in Turchia tutto questo è normale pratica di routine. Fino ad oggi, infatti, migliaia di persone sono state torturate a morte e più di 700 dopo l’arresto sono scomparse.

 

Il 20% della popolazione in Turchia vive al di sotto della soglia di povertà. L’economia del paese, dallo stipendio di un impiegato pubblico al guadagno del raccolto di un contadino, è stabilito dal FMI. E’ l’immagine di un Paese stretto alleato degli USA e totalmente dipendente sia economicamente che politicamente dall’estero. Attualmente, specialmente nel quadro dell’Unione Europea, la Turchia viene presentata in modo non attinente alla sua realtà a causa delle pressioni degli Stati Uniti, Gran Bretagna ed Italia in special modo per quanto concerne il presunto processo di democratizzazione interno.

In Turchia, in realtà, vige ancora la Costituzione emanata nel periodo della giunta militare fascista del 1980. Ciò rende possibile il controllo totale di tutte le istituzioni da parte dei militari. Una volta a settimana le politiche interne ed estere vengono decise dal Consiglio Nazionale della Sicurezza (MGK) al quale prendono parte i generali delle Forze Armate.

Per anni è stata attuata una politica di assimilazione e demolizione dei Curdi. Migliaia di persone massacrate, villaggi bruciati, esecuzioni per strada ed evacuazioni forzate di interi paesi. La lingua e l’identità di questo popolo sono state vietate.

La Turchia è sempre stata segnata da massacri. L’ultimo verificatosi nelle prigioni è avvenuto tra il 19 e il 22 dicembre del 2000 ed è terminato con 28 prigionieri bruciati vivi e colpiti a morte. Le armi chimiche, che bruciano i corpi senza danneggiare gli abiti, usate in seguito anche in Falluja, sono a noi conosciute già da allora poiché usate nelle prigioni turche. I prigionieri che erano in sciopero della fame ad oltranza sono stati deportati nelle celle di isolamento del Tipo F ed ancora torturati. Da allora 122 persone hanno perso la vita e 600 sono affetti da malattie incurabili. A tutt’oggi lo sciopero della fame ad oltranza continua nell’isolamento totale ed in condizioni disumane. Attualmente anche un avvocato Behic Asci, e una giovane donna Gulca Goruroglu ex detenuta politica madre di due figlie e una donna prigioniera Sevgi Saymaz, stanno conducendo lo sciopero della fame fino alla morte.

Tutti questi avvenimenti da me riportati riflettono la realtà della Turchia e cioè quella di essere uno Stato fautore di massacri ed esecuzioni illegali della popolazione. Sono esempi che dovrebbero di per sé bastare a dimostrare la politica del terrore perpetrata sistematicamente.

Ancora una volta vi chiedo: “Chi sono i terroristi? Cos’è il terrorismo?”


Dichiarazione di Avni Er

nel corso del processo di primo grado recentemente svoltosi a Perugia.


Il 1° aprile del 2004 sono stato arrestato a Perugia con Nazan Ercan. Sono ormai 25 mesi che siamo detenuti. Il nostro arresto è stato trasformato in un vero e proprio evento mediatico. Siamo stati tacciati di essere “kamikaze turchi” e “mine vaganti” dalla stampa italiana. Affermazioni, queste, assolutamente infondate ed assurde, atte solamente ad isolarci dal resto del mondo.


Perché siamo stati arrestati ed isolati?


Il nostro arresto fa parte di una strategia pianificata dal regime fascista in Turchia, con la collaborazione dell’Italia e di altri paesi europei in quanto i rapporti economici con il nostro Paese sono fondamentali al mercato della UE. Infatti l’Italia intrattiene rapporti economici con la Turchia per circa 7,1 miliardi di dollari, piazzandosi al secondo posto per importanza dopo la Germania, grazie anche alla presenza di grandi compagnie dell’industria italiana (all’incirca 200) come la FIAT, la Pirelli, l’ENI, la TIM e la Bialetti ed in particolar modo anche con l’industria bellica. Inoltre le Forze Armate turche non detengono solo un potere militare bensì anche economico. Quindi gli interessi prioritari della Comunità Europea non riguardano, evidentemente, i diritti umani ma quelli esclusivamente economici.


Ultimamente, soprattutto da quando è in atto la negoziazione dell’annessione all’Europa, ci viene sottolineato come un ritornello il presunto processo di democratizzazione dello Stato turco nonostante, nella realtà, i diritti umani e le elementari regole di democrazia siano violate sistematicamente in un crescendo di azioni repressive.


Amiamo il nostro paese più di quanto lo amino coloro che lo governano, ma coloro che si oppongono al regime, che difendono i diritti umani, che aspirano all’uguaglianza ed alla giustizia sociale, alla libertà ed all’indipendenza sono da sempre perseguitati e schiacciati dalle Forze Militari.

Dozzine di pubblicazioni ispirate a ideali di uguaglianza, giustizia ed indipendenza vengono confiscate e censurate. Centinaia di rivoluzionari e democratici sono uccisi nelle strade, imprigionati, sequestrati e torturati. Innumerevoli curdi sono stati torturati solo per aver rivendicato le proprie origini e la propria lingua.


Conoscete le bellezze del nostro Paese mediterraneo, le sue spiaggie, i suoi mari, la ricca gastronomia… Un vero e proprio paradiso vacanziero di cui vengono nascoste le realtà, quali la povertà e la fame sofferte da 20 milioni di cittadini del mio paese. Noi apparteniamo a loro.


Siete mai stati svegliati dal rumore di un carro-armato? Avete mai subito un’irruzione di polizia, armi in pugno, nella vostra casa e sentito le raffiche dei proiettili? Siete mai stati testimoni di torture collettive? Avete mai fatto da bersaglio durante una manifestazione autorizzata come quelle dell’8 marzo o del 1° maggio?

Siete mai stati testimoni di assalti nelle prigioni, da parte delle Forze Militari, in cui decine e decine di detenuti vengono bruciati vivi e mutilati mentre i loro torturatori hanno stampato sul loro volto un ghigno?


Avete idea di cosa significhi vivere in uno Stato che permette ai “cacciatori di teste” fascisti di collezionare trofei consistenti in parti mutilate del corpo umano dei rivoluzionari che lottano per l’indipendenza e l’uguaglianza del loro paese?


Questo è il vero volto della Turchia che non volete vedere. La realtà del nostro Paese è quella di essere governato dalle Forze Armate fasciste che usano il Parlamento e la “democrazia” come una maschera, costringendo tutti a credere alle loro favole.


Questo è il Paese in cui viviamo.


Noi diamo voce, in Europa, alla gente oppressa dalla Turchia ed ai prigionieri politici che subiscono dall’anno 2000 un regime d’isolamento carcerario.


Il 19 dicembre del 2000 i detenuti sono stati torturati, uccisi, bruciati vivi: 28 prigionieri politici hanno perso la vita in questo modo. Inoltre l’alimentazione forzata, eseguita su 600 prigionieri, è causa di malattia che danneggia la memoria. Ciò nonostante i detenuti hanno resistito ribadendo la loro volontà e proseguendo lo sciopero della fame ad oltranza.


Dopo il 1° aprile, giorno del nostro arresto, sono state perquisite, in effetti, esclusivamente sedi rappresentative di associazioni democratiche ed uffici stampa. Questa operazione è servita, quindi, solo a creare un clima di terrore nei nostri confronti.


Ovviamente, in Turchia vige il terrore perpetrato dallo Stato che perseguita, sequestra, tortura, uccide, brucia e distrugge. Dall’altra parte ci sono le forze del popolo e quelle rivoluzionarie le quali resistono allo Stato terrorista. La loro lotta contro il fascismo e l’imperialismo è legittima in quanto mira ad affermare la sovranità popolare, la democrazia, l’uguaglianza e la giustizia. Lottano contro lo Stato che vuole schiavizzare il credo e il pensiero dei prigionieri politici, la loro resistenza va avanti da sei anni con incredibile abnegazione nonostante la debilitazione dei loro corpi. Ad oggi 122 prigionieri hanno perso la vita.


L’operazione del 1° aprile è un tentativo di soffocare la resistenza in Turchia ed in Europa. Falsi indizi sono stati usati dalla polizia turca per arrestare e condannare i militanti. Finalmente, però, la non veridicità delle loro accuse è emersa ed ha fatto si che tutti gli arrestati siano stati rilasciati per cui, delle 100 persone arrestate, nessuna è ancora detenuta. Ciò dimostra quanto sia facile essere accusati, puniti, isolati e condannati erroneamente.


Lottare contro un tale regime terrorista è decisamente un legittimo diritto del popolo.

L’Italia non può dimenticare la Resistenza contro il fascismo durante la II Guerra Mondiale per cui il vostro ruolo dovrebbe essere quello di giudicare il regime fascista turco. Infatti dovrebbe essere un dovere dell’umanità chiedere conto, allo Stato turco, delle sue responsabilità circa i tanti crimini commessi. Nonché pretendere di sapere cosa è accaduto alle persone scomparse vittime della repressione.
Giudicandoci colpevoli vi assocereste al regime fascista turco.


Non siate suoi complici


da SENZA CENSURA N.22 - marzo 2007
info@senzacensura.org
http://www.senzacensura.org

 

 

Al comitato permanente contro la repressione-Nuoro

24/08/07

Cari compagni/e

sono Avni Er, sono un comunista Turco e mi trovo dal 1° Aprile 2004 nelle carceri italiane. Lo stato turco ha chiesto all'autorità italiana la mia estradizione. Vi vorrei raccontare quali sono i motivi per cui è stata richiesta la mia estradizione e se fosse accolta ciò che mi aspetta.


Quali sono i miei crimini?

Io sono un comunista. Non posso far passare nel silenzio i massacri che avvengono nel mio Paese. Cerco di informare tutti coloro che difendono i diritti umani nel mondo delle disumane condizioni e dei massacri in Turchia. Io sono accusato di aver "protestato"contro il ministro estero della Turchia, nel Parlamento Europeo in Bruxelles.

Infatti il Ministro turco è stato contestato durante un suo discorso in parlamento. Questa protesta era legittima e democratica. Mentre lui faceva il suo discorso, sono stati mostrati alcuni cartelli riportanti fotografie dei corpi bruciati dei prigionieri durante uno dei tanti attacchi militari nelle carceri turche. Nella fattispecie erano fotografie del massacro avvenuto nel 1999 in Ankara ordinato dal governo che il Ministro rappresentava. Tale ferocia doveva essere denunciata a tutto il mondo. Anche se durante la protesta io non c'ero sono totalmente solidale. E' un dovere per tutti coloro che difendono i diritti umani e la democrazia protestare contro i massacri dello stato fascista turco.

 Il 1° aprile del 2004 sono stato arrestato in Italia con la mia compagna Nazan Ercan. Il nostro arresto fa parte di una strategia pianificata dal regime fascista on Turchia con la collaborazione dell'Italia e di altri Paesi europei, in quanto i rapporti economici con il mio paese sono fondamentali al mercato della EU. Dopo il 1°aprile, giorno del nostro arresto, sono state perquisite in effetti esclusivamente sedi rappresentative di associazioni democratiche ed uffici stampa, interessate a denunciare ciò che accadeva(ed accade ancora) in Turchia. Questa operazione è servita, quindi, solo a creare un clima di terrore nei nostri confronti. In Turchia la maggior parte delle persone arrestate sono state torturate ed isolate. Falsi indizi sono stati usati dalla polizia turca per giustificare gli arresti.

Quello che abbiamo vissuto, sulla nostra pelle, il 1°aprile non è una novità per noi. Il regime fascista on Turchia usa questa strategia del terrore da anni e anni contro i suoi oppositori. La storia della repubblica Turca è piena di massacri e ferocità. Non voglio andare troppo indietro, basta guardare gli ultimi 20-25 anni. in Turchia abbiamo vissuto 3 golpe. L'ultimo golpe è stato quello del 12 settembre 1980 organizzato dagli USA ed eseguito dai militari. Il mattino del 12 settembre la popolazione si è svegliata con il rumore dei carri armati. Migliaia di rivoluzionari, democratici, comunisti e curdi sono stati uccisi nelle strade, imprigionati, sequestrati e torturati. L'intera Turchia è diventata una caserma militare. Da tutte le parti del Paese arrivavano notizie di massacri e torture. Le carceri sono diventate vere e proprie camere di tortura. Nel 1984 per protestare contro questa feroce repressione i prigionieri politici hanno cominciato uno sciopero della fame a seguito del quale morivano 4 prigionieri. Naturalmente man mano che la resistenza del popolo cresceva la repressione si faceva più incalzante e feroce. A causa di una violenta incursione militare dentro una prigione che costò la vita di 2 detenuti, seguita dopo poco tempo da un'altra in cui altri 4 prigionieri morirono, nel 1996 i prigionieri politici cominciarono uno sciopero della fame per il quale 12 di loro persero la vita. Nel 1999 i militari attaccarono con le armi di nuovo il carcere di Ankara: 10 prigionieri morirono a causa di torture. Vorrei sottolineare che le foto mostrate durante l'iniziativa al parlamento Europeo rappresentavano i terribili fatti qui citati. Ed ancora: è per questo motivo che lo Stato turco chiede la mia estradizione.


Gli attacchi dello stato fascista turco non si sono mai fermati, anzi sono aumentati. In più sono state costruite nuove carceri d'isolamento. Nell'ottobre del 2000, in segno di protesta contro l'isolamento e la repressione, i prigionieri hanno comiciato un nuovo sciopero della fame. Il 19 dicembre 2000 lo Stato ha inviato le sue forze militari ad assaltare 21 carceri ed i massacri si sono ripetuti: questa volta altri 28 prigionieri furono trucidati e bruciati vivi e centinaia di altri furono gravemente feriti. Durante questa carneficina i militari hanno usato gas chimico e diverse bombe. Coloro che sono sopravissuti furono deportati nelle carceri "tipo F". Nonostante le loro terribili condizioni fisiche e psichiche hanno continuato lo sciopero della fame. In 7 anni di resistenza sono morte 122 persone e più di 600 sono rimaste senza memoria a causa della somministrazione dell'alimentazione forzata.

Quando parliamo dello Stato fascista turco sappiamo quello che diciamo e non è un'esagerazione nè demagogia. Turchia è una terra in cui lo "Stato" permette ai "cacciatori di teste" fascisti di collezionare trofei consistenti in parti mutilate dei corpi dei rivoluzionari che lottano per l'indipendenza e l'uguaglianza. Dozzine di pubblicazioni ispirate da ideali di uguaglianza, giustizia ed indipendenza vengono ritirate e censurate. Migliaia di rivoluzionari, comunisti e democratici sono uccisi, imprigionati, torturati. 30.000 curdi sono stati massacrati e torturati solo per aver rivendicato le proprie origini e la propria lingua. Questo è lo Stato che ha richiesto la mia estradizione.

La democratizzazione della Turchi è solo bassa demagogia. La stessa Corte Europea ha condannato varie volte la Turchia per le sue politiche discriminanti e per le ripetute violazioni dei diritti umani. I rivoluzionari, i democratici non hanno alcune sicurezza per le loro vite; noi non abbiamo sicurezza di vita in Turchia. Estradando me l'autorità italiana si assocerà al regime fascista turco divenendo responsabile delle torture, dei trattamenti disumani e degradanti ai quali verrò sottoposto.

Per cui sappia l'autorità italiana che se proverà a portarmi contro la mia volontà, riuscirà solo ad inviare il mio corpo senza vita.

Avni Er

via Badu 'e carros 1, 08100 Nuoro