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No all'estradizione di Zeynep
Kilich e Avni Er
Lottare contro l'estradizione di Avni e Zeynep
significa lottare in difesa delle libertà democratiche, contro
ogni forma di fascismo, contro la persecuzione dei comunisti,
dei rivoluzionari e dei progressisti; significa in definitiva
lottare contro le barbarie del sistema capitalista, unica vera
causa dello sfruttamento, della miseria e delle guerre. |
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Lettere
di Avni e Zeynep |
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Lettera
di Avni, 28/Aprile/2008, Roma
Lettera
di Avni del 01/04/2008, Nugoro
Lettera
di Avni del 11/02/08
Avni Er inizia lo sciopero della fame
Primo bollettino su sciopero della fame di Avni
Sciopero della fame di Zeynep
Lettera
Avni del 29/01/2008
Lettera
di Avni del 6/12/2007

Lettera di Zeynep all’ASP del 12/05/2007
Dichiarazione processuale di Zeynep Kiliç
Dichiarazione processuale di Avni Er
Lettera di Avni al Comitato permanente
contro la Repressione - Nuoro
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Lettera
di Avni, 28/Aprile/2008, Roma
Cari compagni, comrades, genossinen, compañeros,
yoldarlaş …
Il 10 aprile il tribunale di Sassari ha concluso la sua
decisione.
I giudici hanno rigettato la richiesta
della Turchia per l’estradizione. Abbiamo vinto questa battaglia
tutti
insieme.
Voi siete diventati la nostra voce
fuori dal carcere e avete
dimostrato
la vostra
solidarietà anche sotto la pioggia e la neve!
Avete protestato
contro la barbarie
dello stato fascista turco, contro
i massacri
e contro le ingiustizie
che abbiamo
subito.
Non ci avete
mai lasciato
soli!
Eravate con noi nella battaglia contro
l’estradizione.
Questa è una vittoria contro
lo stato fascista turco e contro le ingiustizie.
Però come
sapete c’è un decreto di espulsione per Zeynep e per
me dal tribunale
di Perugia. C’è ancora il pericolo per noi di essere
consegnati in Turchia nelle
mani degli aguzzini fascisti. Crediamo che con la vostra solidarietà
possiamo superare anche questo pericolo.
Vi ringraziamo tanto per la vostra solidarietà.
Vi saluto con il
pensiero
di poter
ancora vincere tutti insieme.
A pugno chiuso
Avni Er.
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Lettera
di Avni, 01/Aprile/2008, Nugoro
Cari compagni,
come sapete noi siamo
comunisti e veniamo dalla Turchia, 4 anni fa sono stato
arrestato con la mia compagna Zeynep. Nostro “crimine” è di
aver denunciato i maltrattamenti e le torture nelle carceri
turche, di aver denunciato le violazioni dei diritti umani e
di aver espresso l’idea di indipendenza, uguaglianza, e
giustizia nel mio paese. Abbiamo denunciato questi fatti a
tutti nel mondo e siamo stati “condannati”. In più lo stato
italiano ci vuole estradare nelle mani dei carnefici
fascisti in Turchia.
Cari compagni, il nostro “crimine”è di aver difeso la
dignità dell’umanità.
Noi commetteremo questo reato anche in futuro con lo spirito
internazionalista!
Cari compagni, da dove veniamo? Che tipo di terra è la
Turchia? Perché i popoli si ribellano da anni e anni?
Non vi voglio raccontare tutta la sua storia, vorrei
raccontare solo quella recente.
La Turchia è un mosaico di popoli. Da anni e anni i popoli
turchi, curdi, arabi,..,armeni hanno cercato di vivere
insieme. Però i governi sciovinisti, razzisti e l’esercito
hanno sempre diviso i popoli. Forse vi ricordate il
genocidio degli Armeni nel 1915, dei curdi nel 1920-1923,
1938 fino a oggi. Questi sono solo qualche esempio.
Come abbiamo sempre denunciato, la Turchia è un paese, dove
il potere è nelle mani dei militari che applicano la regola
“universale” dei sovrani “dividi e governa” e stanno creando
un ambiente sciovinista contro le etnie dell’Anatolia, tant’è
che oggi è diventata una vera “caccia alle streghe” contro i
curdi, gli armeni, i cristiani, gli alevì ecc., cioè tutte
le etnie, le religioni e le diversità che noi consideriamo
la ricchezza dell’Anatolia.
Cari compagni, oggi c’è una lotta contro il comunismo, il
fondamento della repubblica turca è basato su questo.
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Lettera di Avni del 11/02/08
Cari compagni/e
vi scrivo questa lettera dopo il processo per l’estradizione
del 07 febbraio 2008. Purtroppo non vi posso informare sulla
decisione del tribunale di Sassari perché essa è stata
rinviata al 10 aprile così il rischio di estradizione pende
ancora come una spada di Damocle. Per adesso aspettiamo 10
aprile.
In questo caso ho ritenuto necessario sospendere lo sciopero
della fame, che avevo iniziato dal 28 gennaio, fino al 10
aprile.
Aspetterò la decisione del tribunale di Sassari del 10
aprile e vi comunicherò.
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Avni Er inizia lo sciopero della fame
Cari compagni /e,
dopo tre mesi di attesa il Procuratore Generale ha deciso di
richiedere la mia estradizione verso la Turchia. Come vi ho
detto nella mia dichiarazione precedente non accetterò di
essere estradato in quel paese dove certamente sarei
sottoposto alla tortura, trattamenti disumani e degradanti e
all’isolamento totale.
La Turchia non rispetterà i miei diritti umani e farà
scempio delle mie carni.
E’ evidente l’ingiustizia di cui sono vittima. L’Italia non
mi proteggerà dallo stato fascista turco.
Ho deciso quindi di iniziare lo sciopero della fame
preferendo morire in Italia, piuttosto che essere ucciso
sotto tortura, come già è accaduto a centinaia di compagni
nel mio paese.
Vi ringrazio in anticipo per la vostra solidarietà.
In data 28-01-2008 inizierò lo sciopero della fame.
Come ho detto forse morirò in carcere, però morirò con la
mia dignità e non consentirò ai carnefici fascisti in
Turchia di avere la soddisfazione di sottopormi a violenze
atroci.
Avni Er
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lettera

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Primo bollettino su sciopero della fame di Avni
Il 28/01 ho iniziato lo
sciopero. Ho preso questa decisione per salvare la mia
dignità. Noi viviamo per la nostra dignità, per i nostri
principi. La società che vogliamo creare sarà una società
dignitosa.
Certo amo il mio paese. Che cos’è l’amore verso un paese?
Amore per un pezzo di terra? L’Amore verso un paese è l’odio
per quelli che sfruttano il paese….
Come ho detto ho iniziato lo sciopero. Vinceremo tutti
insieme anche questa battaglia.
Con la vostra solidarietà, ecco la magica parola è questa
con la solidarietà. “Ognuno di noi, da solo, non vale
nulla”….
Tutti i giorni un dottore mi controlla, mi pesa e prende mia
pressione.
A pugno chiuso
Ciao Avni.
28/01/2008 peso 91,7 kg. pressione 90/140
29/01/2008 peso 88,8 kg. Pressione 85/140
30/01/2008 peso 87,7 kg. Pressione 90/120
31/01/2008 peso 87,5 kg. Pressione 85/130
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Sciopero della fame di Zeynep
Cari compagni e compagne,
la vicenda dell’operazione del
1° Aprile si è conclusa con la conferma in Appello della
sentenza di 1° grado: per me 5 e per Avni 7 anni. Quindi lo
Stato italiano e la sua “giustizia” un’altra volta ha
evidenziato la sua collaborazione con lo Stato turco in nome
dei reciproci e crescenti interessi economici tra i due
paesi. Però questa dimostrazione non è finita con la
condanna inflitta, adesso rischiamo di essere estradati o
espulsi. Per Avni Er c’è la richiesta di estradizione verso
la Turchia e per me in Germania e, certamente, c’è la
decisione dell’espulsione.
Come sapete, Avni sarà processato per l’estradizione il 7
febbraio a Sassari. Tale richiesta viene motivata a seguito
di una presunta partecipazione ad una manifestazione alla
quale, in realtà, lui non ha partecipato personalmente.
Adesso Avni, a causa di questa assurda accusa, rischia di
essere deportato in Turchia, rinchiuso nei carceri
d’isolamento e torturato subendo tutto quello che ha
provocato, ad oggi, la morte di 122 prigionieri politici
detenuti in quelle galere.
Avni, il 28 gennaio, ha incominciato lo sciopero della fame
contro la sua estradizione.
Cari compagni e compagne, per impedire che tutto questo
accada anche io inizierò uno sciopero della fame che durerà
una settimana, dal 1 sino al 7 Febbraio.
Un abbraccio forte a tutti.
Saluti
Nazan Ercan (Zeynep Kilic)
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Roma,
29.01.08
Cari compagni e compagne,
prima di tutto vorrei
ringraziarvi per la vostra solidarietà. La solidarietà ci
unisce e cosi sappiamo che non siamo mai soli
Particolarmente oggi questo solidarietà è più importante che
mai per impedire l’estradizione di Avni Er.
Come sapete adesso siamo in
attesa dell’udienza per l’estradizione, che è stata fissata
il 7 Febbraio. Lo stato italiano e la giustizia italiana,
dal giorno del nostro arresto hanno mostrato la loro grande
collaborazione con la Turchia. La condanna che abbiamo avuto
a Perugia era frutto dell’accordo che è stato fatto fra i
due paesi. Però, per lo Stato italiano non dovrebbe essere
così facile estradare un comunista per una manifestazione
che è stata fatta 7 anni fa e alla quale, personalmente,
Avni non ha partecipato. Non dovrebbe essere così facile
estradarlo in un paese come la Turchia che proprio questi
giorni sta portando avanti una vasta operazione contro il
mio popolo, il popolo Kurdo. Un paese dove, fino un anno fa,
per sette anni, è stato portato avanti uno sciopero della
fame che ha causato la morte di 122 persone nelle carceri di
tipo F e dove ancora i prigionieri politici sono sottoposti
a un regime d’isolamento totale e alla repressione. Un paese
dove la tortura è istituzionale. Un paese dove il vero
potere è nelle mani dei militari e quelli, applicando la
regola universale dei sovrani “dividi e governa”, stanno
creando un ambiente sciovinista contro le ernie
dell’Anatolia che oggi è diventata un vera “caccia alle
streghe” contro i kurdi, gli armeni, i cristiani, gli alevi
ecc, cioè contro tutte le etnie, le religioni e le diversità
che noi consideriamo la ricchezza della Anatolia.
Noi amiamo il nostro paese, lo
amiamo più di tutto e ad ogni costo però il nostro ritorno
in Anatolia sarà una nostra libera scelta, non con le
manette italiane
Cari compagni/e ora vorrei
salutarvi però vi volevo chiedere un’altra cosa; sapete che
Zeynep Kilic è solo il nome che stava nel documento che
usavo quando sono stata arrestata? Il mio vero nome è Nazan
Ercan. Però tutte le comunicazioni continuano ad arrivarmi
con il nome Kilic e anche in carcere non lo hanno cambiato,
volevo solo essere sicura che voi lo sapeste, ma non c’è
problema se nelle vostre comunicazioni usate Zeynep. Non c’è
bisogno di cambiare.
Tanti saluti. Un abbraccio
forte a tutti voi. Ciao!

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Cari compagni
Ho ricevuto la vostra lettera
del 02 dicembre. Avevo ricevuto anche l’ultimo numero del
Bollettino. Grazie.
Cari compagni come sapete nel 19 dicembre 2000 c’è stato un
assalto nelle prigioni turche in cui 28 prigionieri sono
stati brutalmente massacrati.
Come ogni anno i compagni stanno organizzando un simposio a
Bruxelles tra il 14 e il 17 dicembre.
Vi vorrei informare che per protesta contro il massacro del
19 dicembre 2000 inizierò uno sciopero della fame dal 14
dicembre al 17 dicembre 2007.
Poi vi vorrei informare che hanno fissato la data
dell’udienza per l’estradizione e che “per coincidenza” dopo
due giorni mi hanno notificato anche la data per L’Appello a
Perugia.
Quindi l’Appello si terrà a Perugia il 23 Gennaio 2008.
La data dell’udienza per l’estradizione è il 07 febbraio
2008 (Sassari).
Si vede che vogliono accelerare la procedura.
Comunque noi non accetteremo mai di essere estradati verso
la Turchia.
Vi ringrazio di nuovo per la vostra solidarietà che ci
unisce e così sappiamo che non siamo mai soli.

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Roma, 12.05.2007
Care compagne e compagni,
ho ricevuto la vostra lettera del 5
Maggio. La vostra solidarietà ha molto significato per me. So che
dall’inizio del nostro processo, voi siete stati sempre vicini e nel
Bollettino avete dato lo spazio per noi. La solidarietà è il vero potere
e ci rende forti e “liberi”, malgrado la repressione…
Come sapete nel processo del “1° Aprile”
il primo grado è finito e ci hanno condannato. Io ho avuto 5 e Avni 7
anni. Recentemente la motivazione del primo grado è stata depositata.
Per quanto riguarda la motivazione non ci sono novità. I giudici hanno
ripetuto le accuse fatte dal pm, le parole, i fatti sono identici. Non
c’è nemmeno un’analisi sul concetto di terrorismo, sulle condizioni
politiche e sociali del nostro paese. Per loro, questi concetti non
hanno importanza. La condanna era già pronta dal giorno dell’operazione
“1° Aprile”. Però come si dice in Anatolia “noi abbiamo ragione e
vinceremo”, non possono condannare la resistenza dei popoli!
D’altra parte, per me c’è anche la
richiesta di estradizione verso alla Germania. La scorsa settimana (7
Maggio) è stata firmata da Mastella. Non mi possono mandare adesso,
probabilmente aspetteranno il fine pena. La richiesta di estradizione è
partita dopo il processo di Perugia. La logica dell’accusa sempre
uguale: DHKP-C per loro è un’organizzazione terroristica, quindi se
anche fai attività in un centro sociale come l’attività che ho sempre
fatto in Germania è un’attività terroristica. La base dell’accusa è
questa.
Malgrado tutti questi problemi stiamo
sempre bene (io e Avni).
Particolarmente dopo il successo che
abbiamo avuto nelle prigioni Tipo F. come sapete dopo quasi sette anni e
122 martiri, lo sciopero della fame è stato interrotto in seguito a una
circolare del ministero della giustizia.
Vi mando un disegno che avevo fatto per le
madri della TAYAD (Associazioni delle madri dei prigionieri politici).
Che alcuni membri dell’associazione hanno perso la loro vita in questa
grande resistenza. Cari/e compagni/e adesso vi saluto. Un abbraccio
forte a voi tutti.
P.s: sicuramente ho fatto tanti errori
grammaticali. Spero si capisca, a proposito della lingua: una volta vi
avevo mandato una cartolina che però avevo scritto in inglese. Spero che
abbiate ricevuto questa cartolina.
In allegato le nostre dichiarazioni che
abbiamo presentato durante il processo
Zeynep
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DICHIARAZIONE DI ZEYNEP KILIC
Il 1° aprile 2004 in Italia, Turchia,
Olanda, Belgio e Germania è stata contemporaneamente portata a termine
un’operazione di polizia. Tale operazione è stata giustificata come
“lotta contro il terrorismo internazionale”. Il giorno dopo e nei giorni
seguenti sono stati in tutta Europa arrestati, approssimativamente, 50
persone ed in Turchia circa 100.
E’ stata dichiarata essere un’operazione
contro il DHKP/C.
Le persone arrestate in Europa sono state
rilasciate dopo pochi giorni, anche in Turchia, dopo due anni, oggi sono
tutte libere. Solo in Italia da 33 mesi continua per noi la custodia in
carcere in attesa di giudizio. La motivazione iniziale di questa
operazione era stata che tale organizzazione fosse pericolosa ed
illegale nonostante le sue varie rappresentanze siano legali e portino
avanti battaglie democratiche. In particolare si occupavano
dell’informazione sulla stampa, la radio e mezzi di comunicazione, per
la garanzia dei diritti e delle libertà. Le persone arrestate che
portavano avanti questo progetto, nella loro vita, si sono dovute
confrontare con dolori e povertà; sono persone desiderose di libertà e
giustizia e sia nei luoghi ospitanti che all’estero non avevano altro
desiderio che il raggiungimento di una vita dignitosa, nonostante
andassero incontro a repressioni, espulsioni e torture.
Non è possibile avere una visione completa
di questo processo se si prescinde da quanto accade nel mondo.
Attualmente lo spettro del terrorismo si aggira in ogni parte del globo.
Dopo l’attacco dell’11 settembre 2001 il Presidente americano, George
Bush, ha reso la sua posizione molto chiara:
“O con noi o contro di noi”.
In seguito l’Afghanistan e l’Iraq furono
occupati. Mentre l’alta tecnologia militare uccide le genti del Medio
Oriente, contemporaneamente la comunicazione tecnologica opera una
massiccia ed intensiva manipolazione informativa di guerra psicologica.
Ora il senso delle parole ha subito un radicale cambiamento. Concetti
quali libertà e democrazia, conquistati faticosamente dall’umanità con
migliaia di anni di lotte, sono divenute bombe americane contro i popoli
del Medio Oriente.
Non abbiamo dovuto aspettare troppo a
lungo prima che la verità venisse alla luce. Questa guerra è fondata su
bugie. E’ noto che la loro democrazia si esprime in Abu Grahib,
Guantanamo, nelle torture perpetrate nelle basi segrete e nei massacri
con le bombe al Napalm in Falluja divenuti veri e propri genocidi.
Partendo da ciò ci domandiamo: chi sono i
veri terroristi, cos’è il terrorismo?
Ai nostri giorni sono state varate leggi
anti-terrorismo dagli USA e dai suoi più stretti alleati europei, Italia
e Gran Bretagna, considerandole prioritarie e dimenticando che ogni 9
secondi un bambino muore di fame, un miliardo di persone non ha acqua da
bere, 800milioni sono gli analfabeti, 250milioni di bambini sono
costretti al lavoro e sfruttati e 260 milioni sono schiavizzati.
Noncuranti, inoltre, del fatto che le libertà conquistate vengono negate
attraverso le loro occupazioni militari. Inizialmente queste leggi sono
state indirizzate contro Al-Qaeda e contro gli Islamici, ora sono
dirette contro noi oppositori dello Stato turco; a chi toccherà domani?
A questa domanda possiamo dare una
risposta. Secondo le attuali leggi della Gran Bretagna viene considerato
un crimine terroristico sostenere azioni contro le Compagnie che violano
i diritti degli animali. Ciò è stato ribadito da Clarke, Ministro degli
Interni inglese, il quale ha aggiunto che il sostenere azioni di quel
tipo fa parte di un’atroce propaganda che deve essere punita (Hurriyet,
26 ottobre 2005). Per questo motivo anche gli attivisti di Green Peace
in Danimarca sono stati a loro volta accusati e processati.
Possiamo essere noi accusati e chiamati in
giudizio dalla Giustizia italiana in quanto terroristi?
Io mi trovo nelle carceri italiane con
questa accusa e con quella di aver utilizzato un nome falso Zeynep Kilic
ma sono sempre stata orgogliosa della mia vera identità. Sono di origine
Curda, nata in Turchia. Ho studiato pedagogia e lavorato circa tre anni
come direttrice di un asilo comunale conseguendo la laurea nel 1994. Per
migliorare il mio inglese e continuare la mia carriera accademica mi
sono recata in Inghilterra. Ma i miei interessi non si sono limitati a
questo. In Turchia essere uno studente significa implicitamente essere
visto come un potenziale criminale. Un esempio tra i tanti è quello del
controllo di polizia all’ingresso dell’Università. Alle legittime
richieste per una libera e scientifica educazione si risponde con
arresti e torture. Durante il mio periodo studentesco sono sempre stata
sensibile ai problemi della mia terra natale ed ho partecipato alle
lotte democratiche all’interno dell’Università. Il 1° maggio del 1990
sono stata arrestata durante una mia visita presso l’associazione TAYAD
e sono stata rinchiusa nelle celle di tortura del Quartiere Generale di
polizia di Ankara. Vorrei sottolineare che il 1° aprile 2004 si è
verificata una situazione analoga a quella di 15 anni prima in Turchia
ma questa volta sostenuta anche dallo Stato Italiano e da altri Paesi
Europei.
Birtan Altunbas, il cui nome è stato
menzionato in questo procedimento, fu torturato a morte dalla polizia di
Ankara nel 1991; lui era un mio collega universitario. L’ultima volta
che l’ho visto è stato due giorni prima di essere arrestato ed era
impegnato nell’organizzazione di una giornata di sciopero generale.
Siamo venuti a conoscenza della sua morte una settimana dopo l’arresto.
Sapete cosa si prova nel perdere qualcuno
a voi caro in seguito alle torture subite?
Nel 1994 un cadavere è stato trovato nel
bosco di Ankara. Era il corpo di una giovane donna, torturata e
violentata. Il suo nome era Aysenur Simsek anche lei era mia amica e
collega universitaria. Era una persona meravigliosa con la quale ho
condiviso le lotte all’interno del campus. Ancora una volta vi chiedo se
riuscite ad immaginare ciò che si provi nel perdere in questo modo
inumano e brutale qualcuno che voi amate.
E queste sono solo le situazioni di cui
sono stata diretta testimone ma in Turchia tutto questo è normale
pratica di routine. Fino ad oggi, infatti, migliaia di persone sono
state torturate a morte e più di 700 dopo l’arresto sono scomparse.
Il 20% della popolazione in Turchia vive
al di sotto della soglia di povertà. L’economia del paese, dallo
stipendio di un impiegato pubblico al guadagno del raccolto di un
contadino, è stabilito dal FMI. E’ l’immagine di un Paese stretto
alleato degli USA e totalmente dipendente sia economicamente che
politicamente dall’estero. Attualmente, specialmente nel quadro
dell’Unione Europea, la Turchia viene presentata in modo non attinente
alla sua realtà a causa delle pressioni degli Stati Uniti, Gran Bretagna
ed Italia in special modo per quanto concerne il presunto processo di
democratizzazione interno.
In Turchia, in realtà, vige ancora la
Costituzione emanata nel periodo della giunta militare fascista del
1980. Ciò rende possibile il controllo totale di tutte le istituzioni da
parte dei militari. Una volta a settimana le politiche interne ed estere
vengono decise dal Consiglio Nazionale della Sicurezza (MGK) al quale
prendono parte i generali delle Forze Armate.
Per anni è stata attuata una politica di
assimilazione e demolizione dei Curdi. Migliaia di persone massacrate,
villaggi bruciati, esecuzioni per strada ed evacuazioni forzate di
interi paesi. La lingua e l’identità di questo popolo sono state
vietate.
La Turchia è sempre stata segnata da
massacri. L’ultimo verificatosi nelle prigioni è avvenuto tra il 19 e il
22 dicembre del 2000 ed è terminato con 28 prigionieri bruciati vivi e
colpiti a morte. Le armi chimiche, che bruciano i corpi senza
danneggiare gli abiti, usate in seguito anche in Falluja, sono a noi
conosciute già da allora poiché usate nelle prigioni turche. I
prigionieri che erano in sciopero della fame ad oltranza sono stati
deportati nelle celle di isolamento del Tipo F ed ancora torturati. Da
allora 122 persone hanno perso la vita e 600 sono affetti da malattie
incurabili. A tutt’oggi lo sciopero della fame ad oltranza continua
nell’isolamento totale ed in condizioni disumane. Attualmente anche un
avvocato Behic Asci, e una giovane donna Gulca Goruroglu ex detenuta
politica madre di due figlie e una donna prigioniera Sevgi Saymaz,
stanno conducendo lo sciopero della fame fino alla morte.
Tutti questi avvenimenti da me riportati
riflettono la realtà della Turchia e cioè quella di essere uno Stato
fautore di massacri ed esecuzioni illegali della popolazione. Sono
esempi che dovrebbero di per sé bastare a dimostrare la politica del
terrore perpetrata sistematicamente.
Ancora una volta vi chiedo: “Chi sono i
terroristi? Cos’è il terrorismo?”

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Dichiarazione di Avni Er
nel corso del processo di primo grado
recentemente svoltosi a Perugia.
Il 1° aprile del 2004 sono stato arrestato a Perugia con Nazan Ercan.
Sono ormai 25 mesi che siamo detenuti. Il nostro arresto è stato
trasformato in un vero e proprio evento mediatico. Siamo stati tacciati
di essere “kamikaze turchi” e “mine vaganti” dalla stampa italiana.
Affermazioni, queste, assolutamente infondate ed assurde, atte solamente
ad isolarci dal resto del mondo.
Perché siamo stati arrestati ed isolati?
Il nostro arresto fa parte di una strategia pianificata dal regime
fascista in Turchia, con la collaborazione dell’Italia e di altri paesi
europei in quanto i rapporti economici con il nostro Paese sono
fondamentali al mercato della UE. Infatti l’Italia intrattiene rapporti
economici con la Turchia per circa 7,1 miliardi di dollari, piazzandosi
al secondo posto per importanza dopo la Germania, grazie anche alla
presenza di grandi compagnie dell’industria italiana (all’incirca 200)
come la FIAT, la Pirelli, l’ENI, la TIM e la Bialetti ed in particolar
modo anche con l’industria bellica. Inoltre le Forze Armate turche non
detengono solo un potere militare bensì anche economico. Quindi gli
interessi prioritari della Comunità Europea non riguardano,
evidentemente, i diritti umani ma quelli esclusivamente economici.
Ultimamente, soprattutto da quando è in atto la negoziazione
dell’annessione all’Europa, ci viene sottolineato come un ritornello il
presunto processo di democratizzazione dello Stato turco nonostante,
nella realtà, i diritti umani e le elementari regole di democrazia siano
violate sistematicamente in un crescendo di azioni repressive.
Amiamo il nostro paese più di quanto lo amino coloro che lo governano,
ma coloro che si oppongono al regime, che difendono i diritti umani, che
aspirano all’uguaglianza ed alla giustizia sociale, alla libertà ed
all’indipendenza sono da sempre perseguitati e schiacciati dalle Forze
Militari.
Dozzine di pubblicazioni ispirate a ideali di uguaglianza, giustizia ed
indipendenza vengono confiscate e censurate. Centinaia di rivoluzionari
e democratici sono uccisi nelle strade, imprigionati, sequestrati e
torturati. Innumerevoli curdi sono stati torturati solo per aver
rivendicato le proprie origini e la propria lingua.
Conoscete le bellezze del nostro Paese mediterraneo, le sue spiaggie, i
suoi mari, la ricca gastronomia… Un vero e proprio paradiso vacanziero
di cui vengono nascoste le realtà, quali la povertà e la fame sofferte
da 20 milioni di cittadini del mio paese. Noi apparteniamo a loro.
Siete mai stati svegliati dal rumore di un carro-armato? Avete mai
subito un’irruzione di polizia, armi in pugno, nella vostra casa e
sentito le raffiche dei proiettili? Siete mai stati testimoni di torture
collettive? Avete mai fatto da bersaglio durante una manifestazione
autorizzata come quelle dell’8 marzo o del 1° maggio?
Siete mai stati testimoni di assalti nelle
prigioni, da parte delle Forze Militari, in cui decine e decine di
detenuti vengono bruciati vivi e mutilati mentre i loro torturatori
hanno stampato sul loro volto un ghigno?
Avete idea di cosa significhi vivere in uno Stato che permette ai
“cacciatori di teste” fascisti di collezionare trofei consistenti in
parti mutilate del corpo umano dei rivoluzionari che lottano per
l’indipendenza e l’uguaglianza del loro paese?
Questo è il vero volto della Turchia che non volete vedere. La realtà
del nostro Paese è quella di essere governato dalle Forze Armate
fasciste che usano il Parlamento e la “democrazia” come una maschera,
costringendo tutti a credere alle loro favole.
Questo è il Paese in cui viviamo.
Noi diamo voce, in Europa, alla gente oppressa dalla Turchia ed ai
prigionieri politici che subiscono dall’anno 2000 un regime d’isolamento
carcerario.
Il 19 dicembre del 2000 i detenuti sono stati torturati, uccisi,
bruciati vivi: 28 prigionieri politici hanno perso la vita in questo
modo. Inoltre l’alimentazione forzata, eseguita su 600 prigionieri, è
causa di malattia che danneggia la memoria. Ciò nonostante i detenuti
hanno resistito ribadendo la loro volontà e proseguendo lo sciopero
della fame ad oltranza.
Dopo il 1° aprile, giorno del nostro arresto, sono state perquisite, in
effetti, esclusivamente sedi rappresentative di associazioni
democratiche ed uffici stampa. Questa operazione è servita, quindi, solo
a creare un clima di terrore nei nostri confronti.
Ovviamente, in Turchia vige il terrore perpetrato dallo Stato che
perseguita, sequestra, tortura, uccide, brucia e distrugge. Dall’altra
parte ci sono le forze del popolo e quelle rivoluzionarie le quali
resistono allo Stato terrorista. La loro lotta contro il fascismo e
l’imperialismo è legittima in quanto mira ad affermare la sovranità
popolare, la democrazia, l’uguaglianza e la giustizia. Lottano contro lo
Stato che vuole schiavizzare il credo e il pensiero dei prigionieri
politici, la loro resistenza va avanti da sei anni con incredibile
abnegazione nonostante la debilitazione dei loro corpi. Ad oggi 122
prigionieri hanno perso la vita.
L’operazione del 1° aprile è un tentativo di soffocare la resistenza in
Turchia ed in Europa. Falsi indizi sono stati usati dalla polizia turca
per arrestare e condannare i militanti. Finalmente, però, la non
veridicità delle loro accuse è emersa ed ha fatto si che tutti gli
arrestati siano stati rilasciati per cui, delle 100 persone arrestate,
nessuna è ancora detenuta. Ciò dimostra quanto sia facile essere
accusati, puniti, isolati e condannati erroneamente.
Lottare contro un tale regime terrorista è decisamente un legittimo
diritto del popolo.
L’Italia non può dimenticare la Resistenza
contro il fascismo durante la II Guerra Mondiale per cui il vostro ruolo
dovrebbe essere quello di giudicare il regime fascista turco. Infatti
dovrebbe essere un dovere dell’umanità chiedere conto, allo Stato turco,
delle sue responsabilità circa i tanti crimini commessi. Nonché
pretendere di sapere cosa è accaduto alle persone scomparse vittime
della repressione.
Giudicandoci colpevoli vi assocereste al regime fascista turco.
Non siate suoi complici
da SENZA CENSURA N.22 - marzo 2007
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Al comitato permanente contro la
repressione-Nuoro
24/08/07
Cari compagni/e
sono Avni Er, sono un comunista Turco e mi trovo dal 1°
Aprile 2004 nelle carceri italiane. Lo stato turco ha
chiesto all'autorità italiana la mia estradizione. Vi vorrei
raccontare quali sono i motivi per cui è stata richiesta la
mia estradizione e se fosse accolta ciò che mi aspetta.
Quali sono i miei crimini?
Io sono un comunista. Non posso far passare nel silenzio i
massacri che avvengono nel mio Paese. Cerco di informare
tutti coloro che difendono i diritti umani nel mondo delle
disumane condizioni e dei massacri in Turchia. Io sono
accusato di aver "protestato"contro il ministro estero della
Turchia, nel Parlamento Europeo in Bruxelles.
Infatti il Ministro turco è stato contestato durante un suo
discorso in parlamento. Questa protesta era legittima e
democratica. Mentre lui faceva il suo discorso, sono stati
mostrati alcuni cartelli riportanti fotografie dei corpi
bruciati dei prigionieri durante uno dei tanti attacchi
militari nelle carceri turche. Nella fattispecie erano
fotografie del massacro avvenuto nel 1999 in Ankara ordinato
dal governo che il Ministro rappresentava. Tale ferocia
doveva essere denunciata a tutto il mondo. Anche se
durante la protesta io non c'ero sono totalmente solidale.
E' un dovere per tutti coloro che difendono i diritti
umani e la democrazia protestare contro i massacri dello
stato fascista turco.
Il 1° aprile del 2004 sono stato arrestato in Italia con la
mia compagna Nazan Ercan. Il nostro arresto fa parte di una
strategia pianificata dal regime fascista on Turchia con la
collaborazione dell'Italia e di altri Paesi europei, in
quanto i rapporti economici con il mio paese sono
fondamentali al mercato della EU. Dopo il 1°aprile, giorno
del nostro arresto, sono state perquisite in effetti
esclusivamente sedi rappresentative di associazioni
democratiche ed uffici stampa, interessate a denunciare ciò
che accadeva(ed accade ancora) in Turchia. Questa operazione
è servita, quindi, solo a creare un clima di terrore nei
nostri confronti. In Turchia la maggior parte delle persone
arrestate sono state torturate ed isolate. Falsi indizi sono
stati usati dalla polizia turca per giustificare gli
arresti.
Quello che abbiamo vissuto, sulla nostra pelle, il 1°aprile
non è una novità per noi. Il regime fascista on Turchia usa
questa strategia del terrore da anni e anni contro i suoi
oppositori. La storia della repubblica Turca è piena di
massacri e ferocità. Non voglio andare troppo indietro,
basta guardare gli ultimi 20-25 anni. in Turchia abbiamo
vissuto 3 golpe. L'ultimo golpe è stato quello del 12
settembre 1980 organizzato dagli USA ed eseguito dai
militari. Il mattino del 12 settembre la popolazione si è
svegliata con il rumore dei carri armati. Migliaia di
rivoluzionari, democratici, comunisti e curdi sono stati
uccisi nelle strade, imprigionati, sequestrati e torturati.
L'intera Turchia è diventata una caserma militare. Da tutte
le parti del Paese arrivavano notizie di massacri e torture.
Le carceri sono diventate vere e proprie camere di tortura.
Nel 1984 per protestare contro questa feroce repressione i
prigionieri politici hanno cominciato uno sciopero della
fame a seguito del quale morivano 4 prigionieri.
Naturalmente man mano che la resistenza del popolo cresceva
la repressione si faceva più incalzante e feroce. A causa di
una violenta incursione militare dentro una prigione che
costò la vita di 2 detenuti, seguita dopo poco tempo da
un'altra in cui altri 4 prigionieri morirono, nel 1996 i
prigionieri politici cominciarono uno sciopero della fame
per il quale 12 di loro persero la vita. Nel 1999 i militari
attaccarono con le armi di nuovo il carcere di Ankara: 10
prigionieri morirono a causa di torture. Vorrei
sottolineare che le foto mostrate durante l'iniziativa al
parlamento Europeo rappresentavano i terribili fatti qui
citati. Ed ancora: è per questo motivo che lo Stato
turco chiede la mia estradizione.
Gli attacchi dello stato fascista turco non si sono mai
fermati, anzi sono aumentati. In più sono state costruite
nuove carceri d'isolamento. Nell'ottobre del 2000, in segno
di protesta contro l'isolamento e la repressione, i
prigionieri hanno comiciato un nuovo sciopero della fame. Il
19 dicembre 2000 lo Stato ha inviato le sue forze militari
ad assaltare 21 carceri ed i massacri si sono ripetuti:
questa volta altri 28 prigionieri furono trucidati e
bruciati vivi e centinaia di altri furono gravemente feriti.
Durante questa carneficina i militari hanno usato gas
chimico e diverse bombe. Coloro che sono sopravissuti furono
deportati nelle carceri "tipo F". Nonostante le loro
terribili condizioni fisiche e psichiche hanno continuato lo
sciopero della fame. In 7 anni di resistenza sono morte 122
persone e più di 600 sono rimaste senza memoria a causa
della somministrazione dell'alimentazione forzata.
Quando parliamo dello Stato fascista turco sappiamo quello
che diciamo e non è un'esagerazione nè demagogia. Turchia è
una terra in cui lo "Stato" permette ai "cacciatori di
teste" fascisti di collezionare trofei consistenti in parti
mutilate dei corpi dei rivoluzionari che lottano per
l'indipendenza e l'uguaglianza. Dozzine di pubblicazioni
ispirate da ideali di uguaglianza, giustizia ed indipendenza
vengono ritirate e censurate. Migliaia di rivoluzionari,
comunisti e democratici sono uccisi, imprigionati,
torturati. 30.000 curdi sono stati massacrati e torturati
solo per aver rivendicato le proprie origini e la propria
lingua. Questo è lo Stato che ha richiesto la mia
estradizione.
La democratizzazione della Turchi è solo bassa demagogia. La
stessa Corte Europea ha condannato varie volte la Turchia
per le sue politiche discriminanti e per le ripetute
violazioni dei diritti umani. I rivoluzionari, i democratici
non hanno alcune sicurezza per le loro vite; noi non abbiamo
sicurezza di vita in Turchia. Estradando me l'autorità
italiana si assocerà al regime fascista turco divenendo
responsabile delle torture, dei trattamenti disumani e
degradanti ai quali verrò sottoposto.
Per cui sappia l'autorità italiana che se proverà a portarmi
contro la mia volontà, riuscirà solo ad inviare il mio corpo
senza vita.
Avni Er
via Badu 'e carros 1, 08100 Nuoro
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